Uomo russo si offre come primo paziente di trapianto di testa

14 dicembre 2015

Forse il titolo di questo articolo vi sembrerà tutta fantascienza. Per capirlo, dobbiamo comprendere lo scopo e il beneficio che può implicare questa operazione per molte persone in situazioni critiche.

Forse penserete anche che con queste notizie non si cerca altro che uno scandalismo puntuale, ma, in realtà, basta ricordare cosa significò in passato l’idea di un trapianto di cuore.

Il progresso della medicina ha, a volte, qualcosa di “soprannaturale”, e può persino andare più in là di ciò che molti considerano morale o etico. Tuttavia, se grazie a questa tecnica riusciremo a salvare pazienti e a dar loro una migliore qualità di vita, ben venga questo progresso.

Oggi, nel nostro spazio, vogliamo parlarvi di un progetto quasi incredibile: il primo trapianto di testa.

Valeri Spriridónov: il primo volontario per un trapianto di testa

Si chiama Valeri Spriridónov, ha 30 anni ed è un programmatore informatico. Se vi state domandando come mai un uomo così giovane si sia offerto come volontario, la risposta è semplice: questo ragazzo soffre di atrofia muscolare e in poco tempo perderà la mobilità totale.

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Aveva solo un anno quando gli fu diagnosticata la malattia di Werdnig-Hoffman. La sua vita è una specie di conto alla rovescia nel quale, giorno dopo giorno, vede il proprio corpo trasformarsi nel suo stesso carcere.

Poco a poco, il suo midollo spinale continuerà ad ammalarsi e, anche se non gli avevano dato molte garanzie di sopravvivere al primo anno di vita, Valeri Spriridónov ha superato le aspettative di 29 anni. Quanto gli rimane? Nessuno lo sa, anche se sa benissimo che non vedrà mai il proprio viso da anziano.

Il chirurgo e autore di questo progetto, che porterà a termine il suo trapianto di testa, è il neurochirurgo Sergio Canavero. Come egli stesso ha spiegato a Valeri, coloro che soffrono di atrofia muscolare spinale hanno la priorità per queste operazioni.

Vi sorprenderà sapere che è stato proprio il giovane a mettersi in contatto con lui dopo aver trovato diverse informazioni su internet. La sua famiglia supporta la sua decisione e, al giorno d’oggi, il trapianto di testa è l’unica speranza per il programmatore russo.

“Ho paura, ovviamente, ma non ho alternative. Questo esperimento equivale al volo di Yuri Gagarin e io sono molto emozionato, anche se so che l’operazione può portarmi alla morte”

Valeri Spriridónov

Sergio Canavero: “Il trapianto di testa è possibile”

trapianto di testa

Vi abbiamo parlato della persona che si è offerta volontaria per sottoporsi al primo trapianto di testa. Ora, invece, dovete conoscere l’uomo che porterà a termine quest’operazione pioniera e quasi impossibile: Sergio Canavero.

Sergio Canavero è un neurochirurgo dell’ospedale Molinette di Torino e, a giugno di quest’anno, ha presentato nuovamente la sua idea alla Conferenza annuale dell’American Academy of Neurological and Orthopaedic Surgeons, nel Maryland (USA).

Le idee basiche sono le seguenti:

  • Nel 1970, uno scimpanzé venne sottoposto ad un trapianto di testa, ma con risultati negativi. L’animale non riusciva più a muoversi. Come mai? Perché il midollo spinale non si era unito bene e così l’animale morì dopo poco.
  • Come spiega Canavero, oggi l’operazione avrebbe successo. Infatti, le sezioni del midollo spinale rimarrebbero perfettamente unite grazie ad una sostanza scoperta da poco e conosciuta con il nome di glicole polietilenico.
  • Come potrete immaginare, c’è bisogno di un donatore: una persona deceduta da poco disposta a donare il proprio corpo alla scienza, proprio come si fa con gli organi.
  • Secondo Sergio Canavero, saranno necessarie 150 persone per portare a termine l’operazione, oltre che dell’approvazione di un comitato etico e di 10 milioni di euro per creare il laboratorio giusto.
  • L’operazione durerà 36 ore. Anche se non ci crederete, tutto ciò potrà essere portato a termine nel giro di soli due anni, sufficienti per poter offrire a Valeri Spriridónov una nuova opportunità.

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Si tratta di una grande speranza per tutti i tetraplegici, per i malati come lo stesso Valeri e per tutti i pazienti che hanno sofferto un incidente traumatico e che sono costretti a vivere su una sedia a rotelle.

Camminare

Lo stesso ricercatore spiega che prima dell’operazione, bisogna indurre il paziente in uno stato di coma, per poi installare nella spina dorsale elettrodi che stimolino la creazione di nuove connessioni nervose.

Dopodiché, sarà possibile procedere a unire la spina dorsale della testa del paziente con quella del corpo del donatore. Un processo tanto complesso quanto laborioso nel quale verrà impiegata la sostanza chimica menzionata prima. Questa permetterà di unire il tutto. Infine, bisognerà saturare i muscoli e i condotti sanguigni.

Se l’operazione va a buon fine, al paziente servirebbe poco più di un anno per ricominciare a camminare, il tempo necessario per permettere al cervello di abituarsi a reagire al nuovo corpo. Nonostante ciò, esiste un altro problema… Riuscirà il paziente ad accettare quel corpo estraneo? Lo vedrebbe come proprio?

La complessità può andare più in là dei nervi e del midollo spinale. Anche la nostra coscienza dovrebbe affrontare questa sfida. Vedremo quindi come si svilupperà la questione.

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