Un abbraccio dato al momento giusto non ha prezzo

14 febbraio 2017
L'abbraccio di una persona cara stimola la produzione di ossitocina e ci fa stare subito meglio, sia se lo diamo sia se lo riceviamo.

Poche cose confortano quanto un abbraccio. È un gesto che cura, allontana le preoccupazioni e dissipa le paure che ci rendono vulnerabili, estranei a noi stessi.

Il cervello umano è programmato per connettersi alle altre persone, per creare relazioni che ci garantiscano la sopravvivenza, che ci confermino come individui capaci, sicuri e degni di dare e ricevere felicità.

Quando nella nostra quotidianità non c’è spazio per le carezze, quando nessuno ci tocca, ci abbraccia e ci dice “sono qui con te, ti stimo e ti voglio bene” qualcosa si spegne in noi, poco a poco.

La neuroscienza ci può spiegare perché un bambino non si svilupperà mai in modo ottimale se non viene alimentato con gesti di affetto, se non asciughiamo le sue lacrime, se non lo facciamo sentire amato e protetto.

Crescendo, indossiamo quell’armatura che ci fa credere di essere forti e invulnerabili; pensiamo che tutto ci sia possibile e che ben poco ci ferisca.

Tuttavia, le nostre emozioni continuano ad avere le stesse necessità di quando eravamo bambini; chiunque ha bisogno di sentirsi amato dalle persone importanti nella propria vita, di avere la certezza di non essere mai abbandonato.

Gli abbracci non risolveranno i problemi del mondo, ma risolvono i nostri, nei momenti in cui più ne abbiamo bisogno.

Diamo gli abbracci ad occhi chiusi

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Basta una carezza, il tocco leggero di una persona cara, un abbraccio perché all’istante si liberi uno speciale neuropeptide che ha anche la funzione di ormone, l’ossitocina.

  • È una sostanza magica, il collante che unisce due anime, il combustibile che alimenta il rapporto tra madre e figlio, tra due persone che si amano, tra amici che si rispettano.
  • Anche gli animali possiedono gli stessi neurotrasmettitori che sono alla base dei legami di gruppo e delle unità sociali all’interno del loro ecosistema.

L’ossitocina “accende” il cervello e ci invita ad essere più gentili, più empatici. Ha un grande potere sulle aree cerebrali collegate alle emozioni e, allo stesso tempo ci rende capaci di mettere in atto un tipo di linguaggio in cui le parole sono superflue.

Un fatto curioso, che forse avrete notato, è che quando baciamo o abbracciamo, tendiamo a chiudere gli occhi.

In questi momenti, quando le emozioni diventano intense e il nostro cervello è sotto l’azione dell’ossitocina, scegliamo di chiudere gli occhi per poterci concentrare su ciò che conta davvero: le emozioni.

Abbracciare o baciare ad occhi aperti spezzerebbe questa intensità, facendola apparire falsa.

Leggete anche: 7 benefici di baciare

L’assenza di abbracci, il vuoto dell’anima

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Quando la nostra giornata non è andata per il meglio, quando ci deludono, quando ci sentiamo impauriti, insicuri o semplicemente quando siamo malati, ci viene istintivo stenderci e rannicchiarci.

  • Gradualmente assumiamo la posizione fetale ed incrociamo le braccia; la ricerca del contatto fisico, anche solo con noi stessi, risponde ad n istinto naturale.
  • Abbiamo bisogno di sentirci avvolti e protetti con amore. In questi casi poche cose sono terapeutiche quanto ricevere un abbraccio da chi ci ama, che sia il partner, nostra madre o un amico.
  • L’esigenza fisica di sicurezza e supporto attraverso il tatto non svanisce mai.
  • I gesti d’amore hanno un effetto calmante che, a volte, può accelerare il processo di guarigione delle malattie.
  • Sentirci amati e sostenuti rafforza il nostro sistema immunitario. Un supporto emotivo sincero ed altruista è più efficace di un integratore vitaminico.
  • A volte persino la mano del medico sulla nostra spalla ci dà sollievo e conforto.

Quando vengono a mancare questi piccoli segni di considerazione, si creano dei vuoti nell’anima, il nostro cervello emotivo.

Leggete anche: Accarezzare con l’anima per raggiungere l’intimità del nudo emotivo

Le regole per un buon abbraccio

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Sappiamo bene che non tutti gli abbracci servono e non a tutti è concesso di oltrepassare quel limite che conduce al contatto fisico.

L’abbraccio di un estraneo, ad esempio, è sgradevole, non conforta e ci fa sentire a disagio. In realtà questo può avvenire anche dentro la nostra cerchia sociale; l’abbraccio di alcuni amici o familiari non sono desiderati o graditi.

Al contrario, può capitare che proprio le persone che più amiamo non sappiano abbracciare o non osino farlo. Nel dubbio seguite questi consigli:

  • L’abbraccio deve essere spontaneo, sincero ed intenso. Se volete bene ad una persona, abbracciatela. Non aspettate che sia lei a farlo.
  • I bambini raggiungono sempre un’età in cui sembrano diventare allergici agli abbracci. Tuttavia, anche se dimostrano il contrario, li apprezzano e si sentono meglio. Abbracciateli per pochi istanti, anche se oppongono un po’ di resistenza.
  • In tutte quelle circostanze in cui vi rendete conto che le parole sono inutili o che portano ad un tunnel senza via d’uscita, non esitate ed abbracciate.

Perché, a volte, un abbraccio può essere la soluzione migliore.

Immagine principale per gentile concessione di Puuung

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