Aborto indotto: quali procedure sono previste?

2 Novembre 2020
La regolamentazione dell'aborto indotto è oggetto di dibattito legale in molti Paesi. In altri, invece, esiste un preciso quadro normativo che definisce persino le modalità di prescrizione. Oggi ci occuperemo di questo argomento e delle procedure con cui viene attuato.

Parlare di aborto indotto può sconvolgere molte persone. Che sia per un’ideologia o per convinzioni religiose, è un argomento che non trova un consenso unanime. Anche all’interno di uno stesso Paese, ci sono regioni con legislazioni contrastanti al riguardo.

I motivi per ricorrere a questa forma di aborto sono diversi, e vanno da quelli personali fino a condizioni cliniche che mettono rischio la salute della madre. Sono anche previste autorizzazioni legali per sottoporsi in totale sicurezza a questa procedura in appositi sedi.

Cos’è l’aborto indotto?

Si parla di aborto indotto in presenza di un’interruzione volontaria di gravidanza, ovvero quando la donna sceglie di interrompere la gestazione entro la 20° settimana.

Il limite della 20° settimana è puramente tecnico. Quasi tutte le definizioni accettate di aborto stabiliscono questo tempo come il momento ultimo in cui il feto non è ancora essere vivente. Se si interviene quando la gestazione ha superato la 20° settimana, le probabilità di sopravvivenza del feto sono maggiori.

Ciononostante, alcuni stati permettono l’aborto indotto fino alla 12° o all’8° settimana. Questa oscillazione non inficia il concetto sanitario della procedura.

Se l’interruzione di gravidanza viene praticata oltre la metà del tempo di gestazione, non si parla di aborto. Solitamente queste circostanze riguardano donne che soffrono di malattie che rendono impossibile il proseguimento della gravidanza, come nel caso di ipertensione polmonare.

L’aborto indotto può essere eseguito con una tecnica piuttosto che con un’altra a seconda della fase di gestazione. Questo aspetto ha lo scopo di ridurre al minimo le complicazioni per la donna, così come di infezione o emorragia in un secondo momento.

Feto nel ventre.
L’aborto indotto è l’interruzione della gravidanza per motivi personali o per complicazioni mediche.

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Tecniche per eseguire l’aborto indotto

I metodi legali nei Paesi in cui l’aborto induttivo è stato approvato differiscono a seconda della settimana in cui viene eseguita la pratica. Così, si hanno opzioni valide per il primo trimestre e opzioni valide per il secondo trimestre.

Tecniche del primo trimestre

Durante i primi tre mesi di gestazione, ovvero fino alla 14° settimana di gravidanza, si ricorre a misoprostolo e aspirazione. I medici consigliano più spesso alcune modalità rispetto ad altre.

Il misoprostolo è un farmaco che contiene proprietà, note già da tempo, che inducono l’aborto. La vendita non è libera in quasi tutti i Paesi, poiché la somministrazione è vincolata a questioni legali. Provoca un aumento delle contrazioni uterine.

Questo farmaco viene combinato al metotrexato, che inibisce la replicazione cellulare, per indurre l’aborto. Il mix dei due medicinali arresta lo sviluppo del feto, che viene spinto verso l’esterno.

Nelle cliniche si procede con una combinazione di misoprostolo e mifepristone, così da accelerare le tempistiche. A ogni modo, questo trattamento può essere somministrato entro la 10° settimana di gestazione. Nelle 6 ore successive si verifica l’aborto. Alcune donne hanno bisogno di più tempo, ovvero fino a 48 ore.

La terza opzione è l’aspirazione, sconsigliata se la donna ha superato la 16° settimana di gravidanza. Consiste nella suzione del feto con un apposito dispositivo che spinge all’esterno la placenta attraverso il canale vaginale.

A causa delle modalità con cui avviene la procedura, è comune accusare dolori e fastidi. Si sono registrati anche casi di sanguinamento dovuti al microtrauma dell’aspirazione. In ogni caso, la procedura avviene nell’arco di una giornata e dopo un breve periodo di monitoraggio la donna può tornare a casa.

Tecniche del secondo trimestre

Nel secondo trimestre il feto si è sviluppato, dunque la procedura di aborto sarà più complessa. Le opzioni sono due: dilatazione e induzione.

Nel caso della dilatazione, in realtà si procede con una combinazione di tecniche per indurre l’aborto. Vengono impiegati strumenti per la dilatazione dell’utero che viene svuotato mediante la suzione (come nel caso dell’aspirazione); infine, si procede con il curettage (o raschiamento) della cavità uterina.

Il recupero è solitamente immediato e le dimissioni in genere avvengono in giornata. Bisognerà tuttavia fare cautela durante il mese successivo.

Per quanto riguarda l’induzione, consiste nella stimolazione di una sorta di travaglio da parto. Proprio per questo è riservato ai casi in cui la gravidanza è in stato avanzato, tra la 15° e la 20° settimana di gestazione.

Vengono somministrati farmaci appositi per la stimolazione delle contrazioni e i dolori sono simili a quelli delle partorienti. Se necessario, in assenza di espulsione l’equipe medica farà ricorso all’aspirazione o alla dilatazione per non lasciare residui intrauterini che possano provocare successive complicazioni.

Aborto indotto dottoressa e paziente.
L’aborto indotto non è legale in tutti i Paesi. Attualmente è ancora oggetto di dibattito ovunque nel mondo.

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L’aborto indotto è regolato da apposite normative

Vale la pena di ricordare che le qui esposte procedure finalizzate all’aborto indotto sono legali solo in alcuni Paesi. Sono tante le differenze tra una parte del mondo e un’altra, per cui le normative possono variare notevolmente.

Una procedura simile, a prescindere dal metodo utilizzato, deve avvenire nel rispetto dei criteri di biosicurezza affinché non metta a rischio la vita della donna che vi si sottopone. Infine, le cliniche autorizzate devono disporre di un servizio adeguato.

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