Biofeedback per combattere lo stress

13 Marzo 2021
In questo articolo scoprirete quanto può essere interessante iniziare a gestire lo stress in modo migliore.

Il termine “biofeedback” non vi è familiare? La verità è che non se ne parla molto, eppure offre interessanti benefici. Se siete stressati e nulla sembra funzionare, forse è giunto il momento di provare questo metodo.

Il biofeedback può aiutarvi, ma a cosa si riferisce questo concetto? È una terapia che utilizza dei sensori collegati al corpo per misurare le funzioni fisiologiche al fine di determinare il livello di stress.

Come ci aiuta? Ci permette di conoscere meglio il nostro corpo in modo da poter gestire lo stress. Vediamolo nel dettaglio nelle righe che seguono.

In cosa consiste il biofeedback?

Il biofeedback funziona in modo molto semplice. Vanno posizionati dei sensori su punti specifici del corpo, ad esempio i lobi delle orecchie o il cuoio capelluto. L’importante è che siano a contatto con la pelle.

Il paziente è soggetto attivo della terapia; cosa significa? Può visualizzare in tempo reale i risultati su uno schermo.

È per questo motivo che il St. Jude Children’s Research Hospital descrive il biofeedback come una tecnica interattiva che consente una connessione con il corpo mai raggiunta prima.

Procedure di biofeedback

Le diverse procedure di biofeedback si adattano alle esigenze individuali. A seconda dei problemi di salute riscontrati, l’una o l’altra verrà consigliata per ottenere risultati migliori.

Prima di iniziare, dunque, si consiglia di realizzare un colloquio personale. Lo stress può influenzarci in modi diversi.

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Donna stressata a letto.
Lo stress colpisce tutti gli aspetti della vita. Non è un problema minore da sottovalutare.

Onde cerebrali

È la procedura di biofeedback consigliata se si tende a soffrire di emicrania o mal di testa da stress. I sensori saranno posizionati sul cuoio capelluto o sulle tempie e sullo schermo saranno visibili le onde cerebrali grazie a un EEG. È un modo interessante per scoprire come lo stress influisce sul cervello. Davvero sorprendente!

Respirazione

Un altro metodo si concentra sulla respirazione se lo stress provoca una sensazione di soffocamento. In questo caso i sensori in genere sono posizionati sull’addome e sul torace per vedere il modello e la frequenza respiratoria.

Frequenza del battito cardiaco

Si può ricorrere al biofeedback anche quando il cuore batte troppo velocemente (tachicardia). Con i sensori disposti sul petto, sulla parte inferiore del busto e sui polsi potremo conoscere il battito cardiaco e le variazioni che presenta. È possibile che prima che lo stress colpisca, il cuore inizi a battere più in fretta, anticipandolo.

Contrazione muscolare

Crampi, muscoli tesi, contratture. Lo stress può devastare il corpo e i sensori sui muscoli scheletrici consentono di analizzare l’attività elettrica che causa la contrazione muscolare.

Attività delle ghiandole sudoripare

Tramite il biofeedback possiamo osservare l’attività delle ghiandole sudoripare. Come ben sapete, a causa dello stress è  naturale sudare di più o abbondantemente.

Grazie ai sensori intorno alle dita o sui polsi, lo specialista potrà analizzare la risposta del corpo allo stress.

Temperatura

L’ultima procedura di biofeedback consiste nel misurare la temperatura, poiché con lo stress tende a scendere o, a volte, a salire. Come risponderà il vostro corpo? Potete scoprirlo con i sensori che verranno posizionati sulle vostre dita.

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Benefici del biofeedback

Ora che avete qualche nozione in più sul biofeedback, sarete in grado di apprezzarne i benefici. Ma è meglio trattarli in modo più dettagliato in questa sezione. I metodi esposti vi aiutano a conoscere meglio il vostro corpo e come risponde allo stress.

Cosa può fare esattamente per voi il biofeedback? Potete imparare ad anticipare un episodio di stress o ansia migliorando la respirazione o facendo una passeggiata, per esempio. In questo modo preverrete spiacevoli sintomi quali tachicardia, fiato corto, nervosismo e mal di testa.

Il biofeedback è utile anche per risolvere i disturbi del sonno, gestire meglio la nausea e l’incontinenza (urinaria o fecale) a volte legate allo stress. Alcuni studi ne descrivono l’effetto sulla stitichezza. Conoscere il proprio corpo aiuta a essere maggiormente consapevoli sulla sua corretta gestione.

Uomo su poltrona.
Riconoscendo le alterazioni fisiologiche di fronte a fattori stressanti, è più facile a gestire lo stress.

Controindicazioni del biofeedback

Nonostante i vantaggi offerti da questa terapia, è chiaro che vi sono anche alcune controindicazioni. La Mayo Clinic avverte quanto segue:

  • In caso di malattia cutanea, i sensori impiegati possono causare allergia. Se tendete a soffrire di eczema o dermatite, è meglio consultare prima il medico.
  • Se soffrite di alterazioni del ritmo cardiaco, il biofeedback potrebbe offrire risultati non affidabili su come rispondete allo stress. Si consiglia di parlarne con il medico.

Scegliere un professionista del biofeedback

Vi interessa questa tecnica? Scegliete bene il professionista, ovvero uno specialista certificato. Assicuratevi che possa rispondere a tutte le domande in merito a questa procedura. Il biofeedback offre numerosi vantaggi. Se lo avete già provato, come è stata la vostra esperienza?

  • Aguilar, G. (1984). Biorretroalimentación térmica para el tratamiento de la migraña clásica: Un estudio de línea base múltiple entre sujetos. Revista de Análisis del Comportamiento.
  • Moscoso, M. S. (1983). Perspectiva histórica de la biorretroalimentación. Revista latinoamericana de psicología15(1-2), 11-33.
  • Naranjo Hernández, D., García Freyre, I., & Companioni Acosta, S. (1999). Biorretroalimentación como método terapéutico: Informe preliminar. Revista Cubana de Medicina38(1), 7-12.
  • Adame, Enrique Coss, and Cynthia Fernanda Guerrero Hernández. “La biorretroalimentación en el estreñimiento.” Estreñimiento crónico, síndrome de intestino irritable y enfermedad inflamatoria intestinal: 61.
  • Thomson, S. A. (1983). Los usos de la biorretroalimentación en psicoterapia. Revista latinoamericana de psicología15(1-2), 47-61.