Deep work: l'arte di superare le distrazioni al lavoro

Il concetto di deep work si basa sulla concentrazione e sul focus su un'unica attività, al fine di eliminare gli aspetti superficiali ed evitare il multitasking. Scopriamo di più in questo articolo.
Deep work: l'arte di superare le distrazioni al lavoro

Ultimo aggiornamento: 12 agosto, 2022

Il concetto di deep work propone di focalizzare e ridefinire l’idea di produttività. Si configura come un’alternativa valida che si oppone strenuamente a ciò che succede oggi.

Molte persone arrivano alla fine del mese sentendo non aver realizzato nulla di ciò che avevano pianificato, altri vivono la giornata lavorativa come una lotta contro le distrazioni. Situazioni simili ci portano a riflettere sul fatto che forse stiamo perdendo il senso di ciò che è importante.

Cos’è il deep work?

Il concetto di deep work è stato sviluppato da Cal Newport, professore di informatica alla Georgetown University. Si riferisce alla possibilità di concentrarsi in modo consapevole e focalizzato, profondamente, sul lavoro o l’attività che stiamo svolgendo. Una cosa che oggi sembra sempre più difficile.

Siamo esposti a stimoli, distrazioni e interruzioni che provengono da ogni lato. Soprattutto durante l’home office.

Il concetto di deep work richiama l’attenzione sulla necessità di concentrarsi e dedicarsi a un compito in particolare. La definizione delle priorità è un punto di partenza.

Uno dei presupposti affinché ciò avvenga ha a che fare con l’accettare che il tempo che abbiamo a disposizione durante la giornata è limitato. Cioè, non possiamo aspettarci di lavorare più di un certo numero di ore. Pertanto, dobbiamo stabilire cosa possiamo affrontare oggi.

Newport sottolinea che il deep work ci consente di sviluppare meglio le nostre capacità e ottenere risultati di qualità. Ci porta anche a comprendere a fondo una situazione e trovare soluzioni innovative e creative. Bisogna smetterla di lavorare con migliaia di schede e finestre aperte, favorendo il famoso effetto burnout.

Burnout per non aver svolto un lavoro profondo.
Essere troppo occupati non è salutare e può portare a stress, ansia o depressione.

Caratteristiche principali

Le principali caratteristiche del deep work sono le seguenti:

  • Stabilire periodi di tempo da dedicare a un lavoro specifico.
  • Crederci. Newport non crede nel fatto che possiamo raggiungere degli obiettivi solo desiderandolo. Il deep work richiede forza di volontà e perseveranza.
  • Eliminare il superficiale.
  • Ridefinire cosa intendiamo per produttività. Avere una serie di progetti in corso, controllare le notizie, rispondere al telefono e pensare alla lista della spesa allo stesso tempo non è produttivo.
  • Lasciarsi guidare dallo scopo. Recuperare il significato e il perché di ciò che facciamo, invece di “fare per il gusto di fare”, è un primo passo verso il successo.

Come realizzare il deep work

Quando non riusciamo a staccare la spina, non c’è bisogno di ritirarsi per mesi o prendersi un anno sabbatico. Anche queste soluzioni estreme potrebbero rivelarsi temporanee.

Al contrario bisogna cambiare il nostro modo di concepire la quotidianità, dirigendo gli sforzi cognitivi in un’unica direzione. Alcuni dei consigli per evitare distrazioni sono i seguenti.

1. Prestare attenzione ai propri bisogni

Non possiamo aspettarci di avere una giornata produttiva se non abbiamo dormito bene la notte prima o se siamo rimasti diverse ore senza mangiare. A volte le distrazioni sono legate al modo in cui ci sentiamo.

2. Organizzare il lavoro in micro-attività

Uno dei modi per evitare di distrarsi è organizzare le attività in unità più piccole. In questo modo ognuno ha un inizio e una fine determinati, con intervalli di riposo.

È importante evitare di cadere nella sensazione di frustrazione. L’autostima e il benessere sono rafforzati dall’esperienza quando raggiungiamo i risultati.

3. Lavorare in un ambiente libero dalle distrazioni

Cioè, prova a riordinare e ripulire la scrivania da elementi non necessari. Evitare l’inquinamento visivo e acustico. In questo modo elimineremo le fonti di distrazione.

4. Impostare le ore e stabilire una routine

Cerchiamo di creare delle abitudini, rispettando orari e comportamenti. In questo modo aiutiamo il corpo e la mente ad adattarsi.

Ad esempio, se ogni giorno prepariamo la colazione alle 8:30, ci prendiamo un momento di riposo e alle 9 iniziamo a lavorare, i benefici saranno enormi. Il cervello capirà gradualmente che questo è ciò che dovrebbe fare e sarà sempre più facile.

5. NO ai social media

Mentre state cercando di concentrarvi, è una buona idea disattivare le notifiche e tenere i social network fuori dalla vostra portata. Si ritiene che la maggior parte dei contenuti che circolano creino dipendenza.

Gli algoritmi ci portano a saltare da un interesse all’altro. Ecco perché è così difficile per noi smettere.

Le notifiche del cellulare impediscono il deep work.
Disattivare le notifiche del cellulare ci aiuta a concentrarci su ciò che stiamo facendo.

6. Stabilire degli standard e semplificare

Pensate in modo sintetico. Questo incontro potrebbe essere stato solo un’e-mail? Bisogna trovare metodi e strategie semplici per gestire il tempo.

Non tutte le pause sono uguali

Durante una giornata lavorativa è necessario fare delle pause. Solo in questo modo diamo al cervello abbastanza riposo per rigenerare energia.

Non si tratta di un tempo morto. È un momento in cui generiamo un altro tipo di produttività e che ci permette di arricchirci di più esperienze e sensazioni per continuare con lucidità.

Il divertimento non è un problema minore quando si cerca di svolgere un’attività in modo sostenuto. Questo perché la motivazione ci muove (infatti la sua etimologia deriva dalla parola “movimento”).

Sappiamo che un lavoro o un’attività hanno alti e bassi. Alcune attività ci piacciono più di altre. Sentirsi divertiti ed essere interessati ai nostri progetti dovrebbe essere la regola e non l’eccezione. Altrimenti, è difficile chiedere al nostro corpo e alla nostra mente di connettersi con qualcosa che non li interessa.

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  • Álvarez Gallego, E., & Fernández Ríos, L. (1991). El Síndrome de” Burnout” o el desgaste profesional. Revista de la Asociación Española de Neuropsiquiatría.11(39), 257-265.
  • Rodriguez, R., León, G., Molina, A. P., & Tapia, N. (2020). El Deep Work y su incidencia en la productividad de las empresas. 593 Digital Publisher CEIT5(6), 446-458.