Diagnosi di broncopneumopatia cronica ostruttiva

27 Novembre 2020
La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è una patologia che progredisce in assenza di un trattamento adeguato. È dunque opportuno ricevere la giusta diagnosi. In che modo?

Più sarà tempestiva la diagnosi di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) da parte del medico, migliore sarà la prognosi a lungo termine. Di quali criteri bisogna tenere conto? Quali esami permettono di confermare la presenza della patologia?

Approfondiamo l’argomento nelle righe che seguono. Oltre a ciò, diamo alcuni consigli per affrontare la malattia in caso di diagnosi positiva.

Cos’è la BPCO?

La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è l’occlusione cronica e graduale delle vie respiratorie, in particolare riguardo l’espirazione dell’aria. I quadri clinici che possono sfociare in questa condizione sono cinque:

  • Asma: infiammazione della mucosa dei bronchi di origine autoimmune o allergica.
  • Bronchite cronica: ispessimento delle pareti bronchiali per oltre 3 mesi.
  • Enfisema: formazione di sacche di aria all’interno dei polmoni che la trattengono e ne impediscono l’espirazione.
  • Atelettasia: nota anche come collasso polmonare.
  • Fibrosi cistica: malattia genetica a causa della quale si forma un denso strato di muco che ostruisce i polmoni.

Tecniche utili per la diagnosi di broncopneumopatia cronica ostruttiva

Nella maggior parte dei casi il paziente dovrà sottoporsi a diversi esami affinché il medico possa confermare o escludere la diagnosi di broncopneumopatia cronica ostruttiva. Lo specialista si baserà su radiografie, spirometrie ed esami di laboratorio.

Il sospetto di BPCO nasce se il paziente lamenta tosse cronica, a volte grassa, con episodi reiterati e con presenza di respiro sibilante in fase di espirazione. A questo punto, vengono prescritti gli esami che descriviamo nei seguenti paragrafi.

Donna con oppressione al petto.
Il primo passo verso la diagnosi di BPCO è individuare la presenza di sintomi come tosse e respirazione sibilante continua.

Per saperne di più: Rafforzare i polmoni e respirare meglio: 4 rimedi

Spirometria

La spirometria è uno dei principali e più efficaci esami diagnostici per giungere alla diagnosi di BPCO. Offre una serie di dati preziosi riguardo il decorso che aiutano a pianificare una terapia adeguata.

Questo esame prevede che il paziente soffi all’interno di un piccolo tubo in diversi momenti a seconda delle indicazioni del personale tecnico. Gli si chiederà di soffiare per un secondo, con una forza ora maggiore ora minore, dopo aver inspirato con forza o normalmente.

Ciò consente allo spirometro di misurare il volume e il tempo dell’aria, il che offre calcoli matematici e una curva di espirazione. I medici analizzeranno questi dati per sapere se il paziente ha difficoltà a espellere l’aria.

Grazie alle linee guida internazionali, il medico può valutare se la persona soffre di BPCO lieve, moderata o grave.

Radiografia

La radiografia del torace è da sempre tra i primi metodi complementari prescritti in fase di diagnosi della BPCO. In un secondo momento, è stata sostituita dalla spirometria e da altri esami per immagini più precisi, come la tomografia computerizzata (TAC) e la risonanza magnetica (RMN).

Oggigiorno una radiografia del torace aiuta solo a confermare lo stadio della malattia, ma da sola non rappresenta un esame valido. Mediante questo strumento si può osservare un aumento della ritenzione dell’aria e l’ispessimento dei bronchi.

In caso di enfisema e atelettasia,  i segni sono più evidenti e meno sottili che non nel caso dell’asma o della bronchite cronica.

TAC

La tomografia assiale computerizzata, TAC, offre un panorama completo dell’area polmonare. Proprio per la maggiore precisione dimostrata, è possibile richiedere questo esame in fase di diagnosi di broncopneumopatia cronica ostruttiva per valutare la presenza di lesioni associate.

In caso di sospetto tumore al polmone, la tac è la prima opzione. Al tempo stesso, se i sintomi accusati dal paziente sono compatibili con un’insufficienza cardiaca, offrirà un’immagine del cuore per poter valutare la situazione.

TAC per la diagnosi di broncopneumopatia cronica ostruttiva.
La TAC è utile a individuare la presenza di possibili lesioni associate.

Emogasanalisi arteriosa

La valutazione del volume di gas disciolti nel sangue non rientra nella lista degli esami diagnostici di BPCO, ma è un ulteriore strumento per definire la gravità della malattia, poiché offre dati in tempo reale in presenza di complicazioni.

Se una persona con enfisema viene ricoverata a causa di una polmonite, l’emogasanalisi arteriosa servirà a stabilire se necessita di terapia intensiva o meno.

Altri esami diagnostici per la diagnosi di broncopneumopatia cronica ostruttiva

Esistono di diversi esami di laboratorio a seconda del sospetto avanzato dal medico. Non è lo stesso, di fatti, sospettare una bronchite cronica (con conseguenze nel sangue) e una fibrosi cistica.

Rilevare una carenza di alfa 1-antitripsina è diventata una costante nelle ultime linee guida mediche. Recenti studi hanno dimostrato che molti pazienti con BPCO presentano lievi forme di questa anomalia ereditaria e potrebbero trarre vantaggio da un suo trattamento.

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Cosa fare in caso di diagnosi di broncopneumopatia cronica ostruttiva ?

Se il medico di base è giunto a una diagnosi di BPCO, indicherà il trattamento più adatto al caso. La terapia prevede la somministrazione di farmaci spray e per via orale, cambiamenti nello stile di vita e fisioterapia respiratoria.

Abbandonare il fumo è fondamentale, così come essere cauti durante i periodi in cui circolano virus e batteri, soprattutto in inverno.

Al giorno d’oggi la BPCO può essere tenuta sotto controllo e la qualità della vita di chi ne soffre è migliorata notevolmente rispetto a qualche decennio fa. Bisogna tuttavia sottoporsi a cadenza regolare a rigidi controlli, ma il tasso di mortalità si è ridotto notevolmente.

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