Farmaci antiaritmici: tipi e indicazioni terapeutiche

10 Gennaio 2021
Indipendentemente dal tipo di aritmia, lo scopo della terapia è tenere sotto controllo i sintomi e aumentare la speranza di vita. 

I farmaci antiaritmici vengono impiegati nel trattamento sintomatico e preventivo delle alterazioni cardiache legate a tachicardia e battito cardiaco irregolare.

Agiscono modificando gli automatismi, i periodi refrattari e la velocità di conduzione delle cellule cardiache. Lo scopo della terapia antiaritmica è tenere sotto controllo i sintomi e aumentare la speranza di vita.

L’efficacia dei farmaci antiaritmici è moderata, inoltre hanno una finestra terapeutica ristretta. In alcuni casi, possono anche essere letali se non assunti nel modo corretto.

Tipi di farmaci antiaritmici

farmaci antiaritmici, stetoscopio ed elettrocardiogramma.

In base al loro meccanismo d’azione, gli antiaritmici si classificano in:

Antiaritmici di classe I

Agiscono bloccando i canali del sodio. Tra questi, i più diffusi sono la flecainide e il propafenone. Possono essere pericolosi nei pazienti che soffrono di alcuni disturbi cardiaci, soprattutto se hanno una storia clinica di infarto o depressione della contrazione cardiaca. Questo gruppo di farmaci può essere ulteriormente suddiviso in:

  • Antiaritmici classe IA: comprende la disopiramide e la procainamide. Agiscono prolungando la durata del potenziale d’azione, della ripolarizzazione e degli intervalli PR, QRS e QT.
  •  Classe IB: lidocaina e fenitoina. Hanno una cinetica rapida e riducono o accorciano il potenziale d’azione. Possono anche abbreviare la ripolarizzazione e l’intervallo QT.
  • Classe IC. Sono i più utilizzati. Hanno una cinetica lenta e scarso effetto sul potenziale d’azione e sulla ripolarizzazione. Tuttavia prolungano il PR e il QRS; non hanno alcun effetto sul QT.

Farmaci antiaritmici di classe II

In questo gruppo troviamo i beta-bloccanti. I più comuni sono atenolo, propanolo, metoprololo e bisoprololo. Hanno uno spiccato effetto bradicardizzante, ovvero riducono la frequenza cardiaca sul nodo del seno e atrioventricolare. Questi farmaci possono sono indicati per i pazienti con o senza cardiopatia strutturale.

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Farmaci antiaritmici di classe III

Cuore di stoffa, stetoscopio e farmaci antiaritmici.

Questo gruppo agisce bloccando i canali del potassio. I più usati sono l’amiodarone e il sotalolo. L’amiodarone è abbastanza sicuro nei pazienti con cardiopatia strutturale.

Il termine cardiopatia strutturale fa riferimento a una serie di condizioni cardiovascolari diverse ma correlate, poiché sono tutte conseguenza di un problema simile. Per esempio, possono essere causate da un’interruzione del naturale flusso di sangue attraverso le camere e le valvole cardiache.

D’altra parte, però, l’amiodarone presenta effetti collaterali frequenti e/o gravi di tipo extracardiaco. Può, ad esempio, essere tossico a carico della tiroide o dei polmoni.

Farmaci antiaritmici di classe IV

Agiscono bloccando i canali del calcio. Tra questi, i più impiegati sono il verapamil e il diltiazem. Sebbene siano deboli come farmaci antiaritmici, hanno proprietà bradicardizzanti agendo sui nodi del seno e atrioventricolare. Possono essere pericolosi nei pazienti con funzione contrattile depressa.

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Altri farmaci

Esistono altri due farmaci che non appartengono a nessuno dei gruppi citati, ma ugualmente utilizzati nel trattamento delle aritmie. 

  • Diglossina: agisce accorciando i periodi refrattari atriale e ventricolare. Ha, inoltre, proprietà vagotoniche, ovvero prolunga la conduzione e i periodi refrattari nel nodo atrioventricolare.
  • Adenosina: rallenta o blocca la conduzione nel nodo atrioventricolare. Può anche agire sulle tachicardie che dipendono dalla conduzione attraverso il nodo atrioventricolare.

Indicazioni per assumere i farmaci antiaritmici

Dottoressa che visita paziente con aritmie.

In sintesi, gli antiaritmici sono indicati nei seguenti casi:

  • Bloccare o gestire un episodio di aritmia.
  • Prevenire il ripetersi di un’aritmia.
  • Prevenire la comparsa di aritmie gravi in situazioni specifiche.

Sono inoltre indicati in presenza di alcune aritmie documentate, in base alla loro efficacia, sicurezza e comprovati benefici. In queste situazioni, vengono prescritti per calmare i sintomi, migliorare le prestazioni del cuore e prevenire la degenerazione in aritmia maligna.

Quando il paziente presenta una tachicardia sopraventricolare, si ricorre a verapamil, amiodarone, digossina e adenosina. Se la tachicardia è ventricolare, viene somministrata lidocaina per endovena durante l’ischemia miocardica; in alternativa, va bene anche l’amiodarone per via endovenosa.

D’altra parte, per deprimere la conduzione atrioventricolare, vengono somministrati digossina, beta-bloccanti, verapamil e amiodarone. Quando è necessario sopprimere gli extrasistoli, si somministra la lidocaina. Per prevenire le tachicardie sopraventricolari e ventricolari si usano flecainide,  amiodarone e beta-bloccanti.

Conclusioni

Sebbene le tecniche di ablazione cardiaca presentino notevoli progressi, la scelta del trattamento è condizionata dal tipo di aritmia e dal profilo del paziente; ciò soprattutto in presenza di una malattia cardiaca sottostante.

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