L’indice glicemico del miele: pro e contro

1 Novembre 2020
Il miele è un alimento che viene spesso utilizzato come dolcificante. Ma è sicuro per le persone che soffrono di diabete o altri disturbi metabolici. Cosa bisogna sapere al riguardo?

Molte persone usano il miele come dolcificante naturale o per le sue proprietà medicinali. Ma aumenta anche la glicemia? I diabetici possono prenderlo? L’indice glicemico del miele può darci una risposta e aprire nuove domande.

Il concetto di indice glicemico (IG) è apparso circa trent’anni fa e viene usato per classificare gli alimenti che contengono carboidrati, in base alla velocità con cui aumentano i valori della glicemia.

Ogni alimento viene confrontato sulla base dei suoi valori. Il cibo che fa da riferimento è il glucosio, che ha un indice glicemico pari a 100, il resto viene classificato in un range che va da 0 a 100.

  • Indice glicemico basso (inferiore a 55): gran parte dei latticini, frutta, verdura, legumi e alcune varietà di pasta.
  • Medio (tra 55 e 69): riso, pane e alcuni cereali per la colazione.
  • Alto (più di 70): in questo gruppo troviamo pane bianco, patate o pasticcini.

L’indice glicemico del miele

Il miele è un alimento composto soprattutto da carboidrati (80%) e acqua. Il glucosio e il fruttosio sono i due elementi che contiene in maggiore quantità. Le percentuali di questi due zuccheri può differire a seconda della varietà di miele di cui parliamo.

In generale, le varietà floreali tendono a presentare maggiori quantità di fruttosio, di conseguenza hanno un IG inferiore. In questo caso l’indice glicemico del miele si aggira intorno a 61, ma può variare di 3 punti verso l’alto o verso il basso.

In sintesi, l’indice glicemico del miele cambia a seconda della varietà e della percentuale di glucosio-fruttosio. In ogni caso, appartiene agli alimenti del gruppo dall’indice glicemico medio.

Valori nutrizionali del miele.
Il miele è un alimento composto soprattutto da carboidrati.

IG in rapporto all’alimentazione e alla salute

Molti esperti e professionisti della nutrizione consigliano una dieta basata sull’indice glicemico degli alimenti. Quelli con indice glicemico basso dovrebbero abbondare, mentre quelli del gruppo con IG alto dovrebbero essere eliminati o limitati.

Queste diete si dimostrano efficaci perché gli alimenti con un IG inferiore vengono digeriti e assorbiti più lentamente. In seguito a ciò, non provocano bruschi picchi glicemici.

Questo stile alimentare è particolarmente indicato per chi soffre di diabete, poiché l’organismo non riesce a elaborare gli zuccheri in modo efficace. In questi casi, un buon controllo glicemico aiuterebbe a ritardare l’insorgenza delle complicazioni legate alla malattia, come danni ai reni, ai nervi o un maggiore rischio di malattie cardiovascolari.

Oltre a ciò, le prove scientifiche attribuiscono alle diete basate sugli alimenti a basso indice glicemico i seguenti benefici:

  • Riduzione del colesterolo LDL.
  • Dimagrimento.
  • Minor rischio di soffrire di cancro di qualsiasi tipo (colon-retto, seno, endometriale).
  • Riduce il rischio di malattie cardiache.

Leggete di più: Alimentazione nel diabete di tipo 2: cosa mangiare?

L’indice glicemico ha anche i suoi contro

Nelle scienze della nutrizione, concentrarsi solo sull’indice glicemico non è considerata una buona strategia, perché non consente di valutare le proprietà nutrizionali di un alimento nel suo insieme. Per quanto riguarda l’indice glicemico, vale la pena di considerare i seguenti fattori:

  • I valori dell’indice glicemico di un alimento cambiano a seconda degli studi consultati.
  • Non tutte le persone rispondono allo stesso modo ai vari alimenti, poiché la sensibilità insulinica è variabile in ogni individuo.
  • Generalmente non mangiamo un solo cibo, tendiamo a mescolarli nello stesso pasto e ciò altera i singoli valori glicemici. Per esempio, la presenza di grassi o proteine ​​regola l’assorbimento del glucosio e il suo conseguente aumento nel sangue.
  • Infine, basarsi sul solo indice glicemico non permette di considerare altri aspetti importanti come la densità nutritiva, il possibile effetto probiotico o la capacità saziante, tra gli altri.
Recipiente con miele.
Prendere in considerazione l’indice glicemico ha i suoi pro e contro. Per i pazienti diabetici di solito è utile.

Cosa ci dice l’indice glicemico del miele?

Da millenni il miele viene utilizzato come alimento per il suo valore nutritivo e terapeutico. Ciò è dovuto alla sua composizione nutrizionale, che include antiossidanti, fenoli, acidi organici e tracce di vitamine e minerali.

Oggi è usato come dolcificante naturale ed è alla base di numerosi rimedi naturali. Esistono prove scientifiche che suggeriscono che una piccola quantità di miele può avere enormi benefici per la salute. Senza entrare troppo nel dettaglio, possiamo riassumere le sue proprietà come segue:

  • Capacità antiossidante.
  • Riduzione degli indicatori analitici dell’infiammazione.
  • Protezione della salute cardiovascolare, miglioramento del colesterolo nel sangue, riduzione dei trigliceridi, con una leggera diminuzione del grasso corporeo.
  • Effetti antibatterici che possono essere positivi nei casi di gastroenterite o Helicobater pylori.

Leggete di più: Rimedi a base di miele per migliorare la salute

Pur possedendo numerose proprietà e presentando un indice glicemico medio, si sconsiglia un abuso di miele.

Rispetto allo zucchero raffinato e ad alcuni dolcificanti artificiali può essere un’opzione migliore, ma non bisogna dimenticare che gli zuccheri aggiunti in eccesso causano diversi problemi di salute a lungo termine. Non è consigliabile superare i 25-50 grammi di miele al giorno.

Miele sì, miele no?

L’indice glicemico è un valore per classificare la risposta dei livelli di glucosio nel sangue dopo aver mangiato cibi ricchi di carboidrati. Uno di questi è il miele, composto da due zuccheri: glucosio e fruttosio.

Il miele ha un IG medio, per cui rappresenta una valida alternativa per addolcire i nostri piatti o le nostre bevande preferiti. Ciononostante, dobbiamo tenere conto dei problemi associati a un elevato apporto di zuccheri nella dieta.

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