Sadoressia: un disturbo del comportamento

13 Ottobre 2020
Avete mai sentito parlare di sadoressia? Vi spieghiamo tutto su questo disturbo pericoloso e sempre più frequente tra gli adolescenti.

La sadoressia è un disturbo del comportamento alimentare (DCA) di recente classificazione. Combina due condizioni: l’anoressia e pratiche sessuali a carattere violento. Non esistono molti studi in merito, quindi i dati disponibili sono ancora limitati.

Va notato, tuttavia, che disturbi alimentari e problemi psicologici sono strettamente correlati; gli stessi DCA possono essere inclusi nel secondo gruppo. Chi soffre di un disturbo alimentare, di fatto, presenta spesso condotte insolite e rischiose che devono essere monitorate e, in alcuni casi, trattate.

La sadoressia è un disturbo del comportamento

Come abbiamo detto, la sadoressia unisce uno scarso consumo di cibo a un gusto per il sadomasochismo (pratica sessuale violenta associata al dolore). Una ricerca pubblicata sulla rivista Endocrine, Metabolici & Immune Disorders Drug Targets definisce l’anoressia come ossessione per una estrema magrezza che spinge a ridurre in modo drastico il consumo di cibo.

Le persone che soffrono di sadoressia mettono in atto comportamenti che implicano dolore o violenza fisica. Ottengono piacere sessuale provocandosi il vomito o punendosi con gesti di autolesionismo.

Secondo studi recenti, questa pratica potrebbe essere correlata ai livelli di ormoni sessuali o a specifici pattern neurologici.

Adolescente magra allo specchio vede la propria immagine obesa.
Questo disturbo induce ad associare la distorsione della propria immagine corporea al sadomasochismo.

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Cause della sadoressia e diagnosi

Le cause della sadoressia sono molto varie e in alcuni casi difficili da identificare. È presente un’estrema preoccupazione per l’aspetto fisico. Questa ossessione, insieme alla pressione sociale, spinge la persona a ricercare una magrezza insana.

Secondo alcuni studi, i disturbi di tipo alimentare rispondono ad alterazioni genetiche. Gli stimoli ambientali, quindi, sarebbero solo il cerino che accende la miccia del problema.

È chiaro, tuttavia, che il contesto sociale e l’educazione ricevuta sono fattori di rischio. Eventuali traumi vissuti nel corso della vita sono un altro possibile terreno fertile su cui può attecchire un DCA di qualunque tipo.

Per quanto riguarda la diagnosi, si ricorre a esami di screening e psicologici, che devono essere eseguiti dallo specialista. Grazie a essi, è possibile riconoscere i comportamenti a rischio tipici di questo disturbo. Va notato che quanto prima avviene la diagnosi, maggiori sono le probabilità di guarigione.

Trattamento

È importante sottolineare la necessità di un approccio multidisciplinare. Lo staff medico deve essere composto da un nutrizionista, uno psicologo e uno psichiatra. Solo con un lavoro in sinergia è possibile intervenire in modo efficace.

Nei casi più gravi, quando il paziente è denutrito, può essere necessario il ricovero in ospedale. In questo caso, una flebo arricchita di sostanze nutritive aiuta a prevenire gravi problemi metabolici. 

Se il trattamento avviene in ambulatorio, si darà ampio spazio all’educazione alimentare. All’inizio è meglio offrire un modello alimentare ridotto che soddisfi i fabbisogni primari. A partire da questo modello, si dovranno scardinare alcune convinzioni e cominciare a includere nella dieta diversi alimenti.

L’intervento deve essere completato con un sostegno psicologico basato sul cambiamento comportamentale. È necessaria, in alcuni casi, la terapia farmacologica per migliorare l’equilibrio mentale e prevenire pratiche rischiose o tentativi di suicidio.

Donna ansiosa dallo psicologo.
L’approccio della sadoressia deve essere multidisciplinare, poiché interessa diversi ambiti.

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La sadoressia è una malattia scoperta di recente

Come abbiamo detto, la sadoressia è un disturbo di recente classificazione. Ciononostante, sono sempre più numerose le diagnosi in campo psicologico e nutrizionale. Si procede in modo molto simile a qualunque altro DCA.

Bisogna organizzare un team multidisciplinare per affrontare il disturbo da diversi punti di vista. I casi più severi possono richiedere il ricovero in ospedale; è necessario, per quanto possibile, evitare sequele.

L’educazione comportamentale e la terapia psicologica contribuiranno a ridurre le pratiche rischiose per la salute. Se sospettate che una persona a voi cara soffre di questo disturbo, non esitate a indirizzarla a uno specialista il prima possibile.

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