Consigli per superare la “Sindrome di Wendy”

14 dicembre 2016
Il problema della sindrome di Wendy si presenta quando ci svuotiamo per dare tutto agli altri e non riceviamo nulla in cambio. Proprio come le altre persone, anche noi abbiamo bisogno di cure e attenzioni

La “sindrome di Wendy” nasce dalla psicologia popolare. Anche se non si tratta di un disturbo riconosciuto dai manuali di diagnostica psicologica, presenta alcuni aspetti che corrispondono a problemi clinici che richiedono un trattamento.

Dedicare tutta la propria esistenza alla cura degli altri, pian piano si trasforma in una progressiva autodistruzione. La perdita dell’autostima o la stanchezza fisica e mentale possono facilmente degenerare in depressione.

La letteratura classica ci ha spesso presentato modelli in grado di descrivere comportamenti molto reali.

La “sindrome di Wendy”, la “sindrome di Peter Pan”, la “sindrome di Otello” o la “sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie” descrivono disturbi, problemi e comportamenti nei quali la finzione si trasforma spesso in realtà.

Nonostante ciò, possiamo dire con certezza che la sindrome che dà il titolo al nostro articolo di oggi è la più comune di tutte.

In un modo o nell’altro, molte donne assumono questo comportamento, non perché viene loro imposto, ma perché le cose funzionano così da generazioni e, quindi, ci sembra la cosa giusta da fare.

Perché prendersi cura degli altri e prestare loro attenzione, significa amare. Perché dare tutto, in apparenza, sembra essere un modo eccezionale di amare. Nonostante ciò, spesso dimentichiamo una cosa: chi dona si merita anche di ricevere.

È allora che iniziano i problemi, lo squilibrio emotivo, la tristezza. Oggi vi proponiamo di riflettere su questo argomento attraverso i seguenti consigli.

“La sindrome di Wendy” o “l’autorinuncia progressiva”

Anche se, come abbiamo già detto, questa sindrome proviene dalla psicologia popolare, presenta una sintomatologia molto chiara:

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  • Pensiamo che la prima e migliore dimostrazione d’amore sia prendersi cura degli altri.
  • Per molto tempo, stabilire una relazione del genere ci fa stare bene, perché è così che concepiamo l’amore.
  • All’inizio, non ci preoccupa il fatto che gli altri non ci dedichino le stesse attenzioni. Ci basta sapere che il nostro partner si sente amato da noi e che è felice. Questo è ciò che ci fa stare bene.
  • Facciamo qualsiasi cosa pur di non far arrabbiare o di non infastidire chi ci circonda. Lottiamo per l’equilibrio altrui dimenticandoci del nostro.
  • Nonostante ciò, poco a poco ci rendiamo conto che le persone considerano tutti gli sforzi e tutte le rinunce come “la normalità”, a tal punto da diventare tiranniche ed esigenti.

Se vi identificate in questa descrizione, allora dovreste prendere appunti su alcuni aspetti che vi consigliamo di cambiare.

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Capire che l’amore non è un sacrificio: amare significa dare e RICEVERE

Molti sono cresciuti con l’idea che, per amore, bisogna rinunciare a certe cose, il che garantirà una relazione di successo. Se si ama qualcuno, bisogna “ingoiare” molte cose.

Ci hanno anche fatto credere che bisogna sempre dire “sì”, anche quando ci piacerebbe rispondere “no”. Che amare è, soprattutto, dare la priorità all’altro piuttosto che a se stessi.

Se anche voi la pensate in questo modo, dovete iniziare a radere al suolo queste idee e adottarne di nuove:

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Amare non significa rinunciare. Quando rinunciate, vi trasformate in surrogati di voi stessi.

Una relazione affettiva deve essere matura e cosciente. Entrambi i membri della coppia devono dare, su questo non c’è dubbio, ma ricevere è altrettanto importante. Si tratta di formare una squadra, di unire le forze, gli interessi e le necessità.

Quando si soffre della sindrome di Wendy, c’è sempre una persona che dà e una che riceve. Uno che vince e uno che, poco a poco, perde tutto.

Nonostante ciò, il vero problema sta nel fatto che l’altra persona non se ne rende conto. All’inizio di ogni relazione fa piacere e si è felici quando ci si preoccupa e ci si prende cura dell’altro, quando si studia ogni dettaglio per poter offrire il massimo benessere possibile.

Tuttavia, con il trascorrere dei mesi o degli anni, si inizia a notare che “manca qualcosa”. Alla fine, tutto ciò che fate viene dato per scontato, non è più apprezzato e, peggio ancora, si esige.

Non bisogna mai perdersi tra questi labirinti complicati ed infelici.

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Consigli per guardare le relazioni affettive da un altro punto di vista

Primo consiglio fondamentale: non smettete mai di essere voi stessi per quanto possiate amare l’altra persona. In caso contrario, prima o poi, sorgeranno la frustrazione, il malessere e l’infelicità.

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Prendetevi cura dell’altro, proteggetelo, concedete, regalate, rinunciate… Tuttavia, anche il vostro partner deve prendersi cura di voi, concedervi, regalarvi e fare qualche piccola rinuncia per voi. Bisogna comunque puntualizzare: le rinunce vanno fatte sempre e solo per il bene comune di entrambi.

  • Non chiedete scusa per qualcosa che non è vostra responsabilità.
  • La paura più grande delle persone che soffrono di sindrome di Wendy è di essere abbandonate. Per evitare che ciò accada, farebbero qualsiasi cosa (non bisogna mai arrivare a questo estremo).
  • È necessario imparare ad essere felici da soli. Godersi la presenza di se stessi fino a essere consapevoli del fatto che, se si resta senza partner, non è la fine del mondo.
  • Imparate anche a modificare il vostro modo di pensare, soprattutto le idee che vi fanno stare male. In questo modo, potrete creare nuove emozioni con le quali essere più forti.
  • Liberatevi di idee come: “se mi prendo più cura di lui, mi amerà di più” o “è meglio che rinunci a questo, perché così vedrà quanto lo amo”.
  • Smettete di proiettare tutte le vostre speranze, i vostri desideri e le vostre energie su un’altra persona. Distribuiteli e fatelo rispettando un equilibrio. Tu ti meriti il mio amore e anche io merito il tuo rispetto.

Ricordate: in amore ci meritiamo dignità. Non accettate nulla di meno: imparate a ricevere e lottate per la vostra integrità personale.

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