Candidosi vaginale: cause, sintomi e trattamento

21 dicembre 2017
Anche se talvolta non presenta sintomi e passa da sola, possiamo rivolgerci al ginecologo per ottenere un trattamento per alleviare la candidosi vaginale e i disturbi che la accompagnano

Avete mai sentito parlare della candidosi vaginale? Non sapete cos’è e quali sono i suoi sintomi? Vi forniamo tutti i dettagli che dovete conoscere al riguardo.

Cos’è la candidosi vaginale?

Donna con mani sulla vagina

La candidosi vaginale è una malattia causata da un’infezione da lieviti nella vagina e nell’area che la circonda.  

Il fungo è chiamato Candida albicans e l’infezione è conosciuta come candidosi vulvovaginale.

La Candida è un batterio latente nella pelle, nella bocca, nell’intestino e nella vagina, che di solito è tenuto sotto controllo.

Nel momento in cui le condizioni in cui si trova il batterio latente cambiano, il lievito aumenta rapidamente e iniziano a presentarsi sintomi come secrezioni eccessive e irritazione.

Si tratta di una malattia molto comune, infatti la maggior delle donne ne soffre almeno una volta nella vita.

Il sistema immunitario delle donne che soffrono di diabete, inoltre, è più debilitato e dunque è più comune che la candidosi vaginale si presenti.

Altre cause che possono scatenare tale problema includono:

  • Indossare indumenti attillati,
  • Assumere antibiotici,
  • Consumare molto zucchero,
  • Stress.

Non vi sono prove, invece, riguardo al fatto che l‘uso dei tamponi sia uno dei fattori di rischio 

Questa infezione non è considerata una malattia sessualmente trasmissibile, ma può essere trasmessa anche tramite contatto con il partner tramite via vaginale, orale o anale.

Pur avendo l’infezione, non tutte le donne lo notano. Alcune, infatti, non presentano nessun sintomo e se ne accorgono solo realizzando un tampone vaginale.

Leggete anche: Il migliore trattamento della candidosi  

Come prevenirla

scritta SOS contro candidosi vaginale

Per evitare di soffrire di candidosi vaginale, sarà possibile adottare alcune misure:

  • Bisognerà lavare le parti intime con sapone neutro e acqua. Si può usare anche solo l’acqua. In qualsiasi caso la chiave è evitare saponi molto profumati, bagnoschiuma e deodoranti vaginali.  
  • Si consiglia anche di evitare l’uso di preservativi in lattice, creme e lubrificanti spermicidi, poiché possono causare irritazione. Cercate di acquistare preservativi ipoallergenici.
  • Bisognerà anche evitare di indossare indumenti attillati realizzati in fibre artificiali, come il nylon. Per quanto riguarda la biancheria intima, dev’essere di cotone e non attillata.  

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Trattamento

pastiglie per trattamento candidosi vaginale

Il trattamento della candidosi vaginale dipenderà dal grado dell’infezione:

  • Se i sintomi sperimentati sono lievi, in genere si opta per un trattamento antimicotico. Di solito della durata tra uno e tre giorni. Qualora i sintomi siano più seri, il trattamento avrà maggiore durata. Tra le opzioni disponibili, si includono pillole per via orale, ovuli vaginali o creme.

Il trattamento antimicotico per via orale di solito è a base di Fluconazolo. Si tratta di un farmaco che risalta per la sua efficacia, una sola capsula può curare un’infezione di qualsiasi natura. Questo farmaco può, in casi isolati, causare effetti collaterali come nausea e vomito, diarrea o stitichezza e gonfiore.

  • La candidosi può essere trattata anche tramite farmaci per via vaginale. Il vantaggio è che non causano tanti effetti collaterali come i trattamenti per via orale. Lo svantaggio è che sono piuttosto scomodi e possono causare irritazione locale. I medicinali come il Clotrimazolo o il Miconazolo sono disponibili sia in crema che in ovuli.

Se si è incinta e si soffre di candidosi vaginale, e si è scelto di ricorre ad un farmaco vaginale, in nessun caso bisognerà usare l’applicatore per inserire il farmaco. In caso contrario, si corre il rischio di lesione al collo uterino. Bisognerà inserire il medicinale con la mano.

Prima di ricorrere a questo tipo di trattamento, è fondamentale informare il ginecologo della propria storia clinica e dell’evoluzione della gravidanza.

In qualsiasi caso, non si dovrà mai ricorrere a tali farmaci senza aver consultato prima il medico. Allo stesso modo, se i sintomi non migliorano nel giro di 14 giorni, si dovrà contattare nuovamente il medico.

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