Linfonodo sentinella: cos’è e perché è importante?

3 Agosto 2020
Il linfonodo sentinella è una ghiandola linfatica molto importante nella diagnosi, nella stadiazione e nel trattamento delle neoplasie, in particolare al seno. La sua corretta rilevazione consente di evitare interventi chirurgici e altri trattamenti innecessari per il paziente oncologico.

Le patologie oncologiche molto spesso sono accompagnate da numerose procedure mediche. La tecnica del linfonodo sentinella permette di risparmiare alcuni passaggi e di evitare interventi chirurgici inutili.

Il linfonodo sentinella è la prima ghiandola linfatica verso cui sono dirette le cellule che si separano dal tumore primario. Non si tratta di metastasi, nel senso ampio del termine, ma il meccanismo è simile. Da una massa tumorale localizzata, le cellule si spostano verso altre zone del corpo e alcune raggiungono il linfonodo più vicino.

Il linfonodo sentinella è di fondamentale importanza per individuare lo stadio del tumore al seno, dunque per determinare la reale estensione della neoplasia nel corpo. Attraverso la biopsia del linfonodo sentinella, si può prevedere il decorso della malattia.

Oltre a ciò, aiuta a pianificare la terapia. In base all’estensione del tumore, si sceglierà il trattamento adeguato tra intervento chirurgico, chemioterapia e radioterapia o qualsiasi altra combinazione.

Prevedere il decorso della malattia grazie al linfonodo sentinella

La biopsia del linfonodo sentinella si è dimostrato un importante passo avanti in ambito oncologico. Prima di questa tecnica, una donna affetta da tumore al seno doveva sottoporsi a un intervento chirurgico per asportare buona parte della catena linfatica dell’ascella più vicina alla neoplasia.

Si tratta di un intervento invasivo il cui effetto avverso più comune è il linfedema, ossia l’ostruzione della circolazione linfatica. In seguito a ciò, il liquido linfatico si riversa nei tessuti molli facendo gonfiare e infiammando l’arto superiore del lato di intervento.

L’intervento chirurgico per asportare l’intera catena linfatica aveva due obiettivi: diagnosticare l’estensione e trattare una metastasi già localizzata. Nonostante ciò, se il risultato della successiva biopsia risultava negativo, l’intera operazione era stata vana e la paziente doveva affrontare le conseguenze fisiche dell’operazione.

Lo scopo della biopsia del linfonodo sentinella è evitare, quando possibile, l’intervento chirurgico migliorando così la qualità di vita della paziente. L’incisione è minore e le ghiandole linfatiche vengono rimosse solo se l’anatomia patologica rivela la presenza di cellule maligne.

Linfonodo sentinella nell'ascella di una donna.
Nel tumore al seno, il linfonodo sentinella si trova in prossimità dell’ascella più vicina alla neoplasia.

Leggi anche: Linfonodi infiammati: cosa fare?

Biopsia del linfonodo sentinella

La biopsia del linfonodo sentinella fa parte del protocollo previsto per alcune neoplasie al seno. È in corso di sperimentazione l’utilità di questa procedura in presenza di melanomi, ma non disponiamo ancora di dati definitivi.

Come spiegato, si preleva un campione del linfonodo più vicino al tumore iniziale al fine di localizzare la presenza di cellule maligne. Se il risultato è negativo, si è certi che la neoplasia è localizzata. Si procede con un incisione di minore entità rispetto a quella di un intervento chirurgico per asportazione della catena linfatica.

Questa procedura, tuttavia, non è priva di effetti indesiderati. I più comuni sono il successivo sanguinamento della ferita e l’infezione della zona di incisione. Ciò nondimeno, il rischio è molto basso.

Per saperne di più: La biopsia liquida: in cosa consiste?

Come individuare il linfonodo sentinella?

Esame diagnostico per il tumore al seno.
La scelta del metodo migliore per individuare il linfonodo sentinella dipenderà dallo staff medico.

Per poter procedere con la biopsia, bisogna prima individuare il linfonodo sentinella. L’equipe medica ricorre ad alcune tecniche che rendono questa ghiandola più evidente rispetto alle altre. Ciò permetterà al chirurgo di individuarne la posizione esatta.

La radioattività è una delle tecniche impiegate. A tale scopo, si inietta nelle vicinanze del tumore primario una soluzione liquida a basso potere radioattivo. Una parte di questa soluzione verrà assorbita dalle ghiandole linfatiche sottostanti rendendo radioattiva, e quindi visibile agli strumenti diagnostici, il linfonodo sentinella più vicino alla neoplasia.

Un’altra tecnica prevede l’uso di un colorante biologico verde o blu. Invece di utilizzare una sostanza radioattiva, si inietta un colorante biologico che, spostandosi dal tumore primario, si dirige verso il linfonodo più vicino rendendolo riconoscibile.

La scelta del metodo più adatto per rilevare il linfonodo sentinella dipende dal giudizio dell’equipe medica. Sono entrambi efficienti e presentano effetti negativi minimi. La sostanza radioattiva viene iniettata in quantità minima, dunque non provoca effetti radioattivi sulle cellule.

Per quanto riguarda il colorante biologico, l’unico inconveniente potrebbe essere una leggera colorazione blu o verde all’urina, tramite cui viene eliminato.

Come interpretare i risultati della biopsia?

Una volta effettuata la biopsia, si può procedere in due modi. Se il risultato è negativo, significa che non sono state rilevate cellule maligne e quindi non verrà eseguito nessun altro intervento chirurgico.  Si procederà con la stadiazione della neoplasia, iniziando il trattamento più appropriato.

Se il risultato è positivo, si dovrà realizzare un intervento chirurgico più invasivo. Significa che le cellule tumorali sono state rilevate nei linfonodi vicini e che quindi il tumore ha cominciato a diffondersi.

Come sempre raccomandiamo nel campo dell’oncologia, è importante agire con prontezza. Prima ci si sottopone agli esami diagnostici del caso, prima si potrà intervenire con il trattamento adeguato.

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