Integratori di ferro: in quali casi assumerli?

15 Ottobre 2020
Gli integratori di ferro aiutano ad aumentare la quantità di questo nutriente nel corpo. Chi può assumerli? Di quali aspetti bisogna tenere conto? Scopriamolo in questo articolo.

Gli integratori di ferro sono ideali per le persone che non riescono a soddisfare il fabbisogno giornaliero di questo minerale con la sola alimentazione. Ma chi può assumerli e chi ne ha davvero bisogno? Possono essere prescritti e assunti in qualunque caso?

Il ferro è fondamentale per la formazione dell’emoglobina e dei globuli rossi. Proprio per questo, in assenza della quantità necessaria, si possono presentare alcuni disturbi.

Quali sono le conseguenze della carenza di ferro?

Quando i livelli di ferro nel sangue si abbassano, il trasporto dell’ossigeno ai tessuti risulta più complesso. In seguito a ciò, la persona accusa sintomi quali debolezza, stanchezza, mal di testa, pallore e mani e piedi freddi. Tutte queste manifestazioni possono indicare anemia.

A causa di questa carenza, il corpo porta a termine le proprie funzioni con difficolta, inoltre l’attività motoria si riduce. Oltre a ciò, potrebbero insorgere alterazioni del sistema immunitario, dunque un rischio maggiore di ammalarsi.

Al tempo stesso, bassi livelli di questo minerale si ripercuoteranno nel mancato trasporto della vitamina A al fegato.

Alimenti ricchi di ferro.
Gli alimenti che contengono ferro riducono il rischio di anemia, ma non sempre sono sufficienti.

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Quando assumere gli integratori di ferro?

Per fortuna, gli integratori di ferro contribuiscono a prevenire le complicazioni descritte o a trattarle una volta insorte. Possono essere assunti anche per completare la dieta e ottenere così migliori benefici.

Secondo diversi studi, alcuni gruppi necessitano di un maggiore fabbisogno di minerali. Ciò può essere dovuto a una cattiva alimentazione o a fasi della crescita generalmente associate all’anemia. Nelle seguenti righe analizziamo questi casi.

Donne in gravidanza

Durante la gravidanza le donne hanno bisogno di maggiori quantità di ferro per se stesse e per il nascituro. Se la carenza di ferro durante la gravidanza è notevole, aumenta il rischio di anemia e che il bambino nasca sottopeso, prematuro o che presenti basi lievlli di globuli rossi.

A questo proposito, l’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che oltre il 40% delle donne in gravidanza nel mondo soffre di anemia. Nella metà dei casi ciò è dovuto alla carenza di ferro.

Le gestanti e le donne in fase di allattamento devono rivolgersi allo specialista per sapere quale integratore è il più indicato al loro caso. Possono essere prescritte gocce o pillole. Nei casi più gravi possono rendersi necessarie delle iniezioni, soprattutto se la gestante è soggetta a episodi di vomito difficili da contenere.

Neonati e bambini fino a 2 anni

Il deficit di ferro può provocare ritardi nello sviluppo cognitivo, isolamento sociale e una ridotta capacità di attenzione da parte del bambino. I bambini nati al nono mese di gravidanza possono presentare un deficit di ferro se non viene loro assicurato un approvvigionamento di alimenti contenenti questo minerale.

Donne in età riproduttiva e adolescenti

Alcune donne in età riproduttiva tendono a soffrire di deficit di ferro. In linea di massima, ciò si deve a un abbondante sanguinamento mestruale, motivo per cui si verifica una maggiore perdita di ferro.

Le adolescenti, invece, necessitano di un maggiore fabbisogno di questo minerale perché si trovano in fase di sviluppo. La metrorragia delle giovani durante i primi cicli mestruali è, inoltre, causa di anemia.

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Donatori abituali di sangue

Chi dona sangue periodicamente è più soggetto a carenze di ferro. Si può prevenire tale situazione rispettando un lasso temporale sufficiente prima di donare nuovamente.

Anemia dovuta a una patologia cronica

Secondo diversi studi, alcune malattie croniche -come l’artrite reumatoide, la malattia infiammatoria intestinale, le patologie gastrointestinali e alcune neoplasie- possono interferire con la capacità di assorbimento e di impiego del ferro da parte dell’organismo. In seguito a ciò, le persone affette da queste patologie tendono a soffrire di carenza di ferro.

Cosa tenere a mente sul consumo degli integratori di ferro?

Gli integratori di ferro possono essere assunti sotto forma di pillole, compresse masticabili e in forma liquida. La formulazione più comune è il solfato ferroso, ma ne esistono altre, come il gluconato e il fumarato.

Vengono assorbite più facilmente dall’organismo se assunte a stomaco vuoto. Ciononostante, possono provocare coliche allo stomaco, nausea o diarrea. Per prevenire questi effetti indesiderati, può essere utile accompagnare la somministrazione con piccole porzioni di cibo.

Inoltre, il calcio e gli antiacidi interferiscono con il loro assorbimento, per cui si consiglia di attendere almeno due ore prima di ingerire latte, formaggi, verdure a crudo, caffeina e altri farmaci. I cibi che contengono vitamina C, come gli agrumi e il kiwi, possono invece essere utili per favorire un maggiore assorbimento di ferro.

In caso di carenze, è bene sottoporsi a esami del sangue a cadenza regolare per determinare con esattezza i valori relativi ai globuli rossi e all’emoglobina. Se necessario, è anche possibile misurare le concentrazioni di ferro nel sangue e quello delle proteine trasportatrici.

Compresse di ferro.
Gli integratori di ferro devono essere prescritti dal medico. Non sempre apportano benefici e sono utili.

Assumere integratori di ferro è consigliabile?

Sebbene questi integratori aumentino le riserve di ferro del corpo, non sempre è consigliabile assumerli. A questo proposito, bisogna considerare che il consumo di qualunque sostanza non prescritta dallo specialista è sempre controindicato.

Infine, dobbiamo sottolineare che è importante inserire nella dieta alimenti ricchi di questo nutriente. Gli integratori non fanno miracoli né rappresentano l’unico trattamento in caso di anemia. Allo stesso modo, non è detto che bassi valori di globuli rossi siano dovuti a una carenza di ferro.

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