Malaria o paludismo: cause e sintomi

4 Dicembre 2020
I sintomi della malaria si manifestano di solito poche settimane dopo essere stati punti da una zanzara infetta. Alcune specie di parassiti, tuttavia, possono restare latenti nel nostro corpo anche per un anno.

La malaria, nota anche come paludismo, è un’infezione causata da un parassita che si sviluppa nelle zone tropicali a clima caldo.

Si stima che nel 2016 si siano verificati 216 milioni di casi di malaria in 91 paesi, con un incremento di circa 5 milioni di casi rispetto all’anno precedente.

La malattie nell’essere umano può essere trasmessa dalla madre al feto tramite la placenta, in seguito a trasfusione di sangue o la puntura di una zanzara vettore del parassita.

Per quanto riguarda la prevenzione, l’equipe di Manuel Elkin Patarroyo ha cercato di sintetizzare un vaccino contro la malaria nel 1997. I risultati ottenuti sono stati contrastanti, raggiungendo un’efficacia massima pari al 28% in America del Sud. Nel 2010 il vaccino è stato classificato come “inattivo” dall’OMS.

Che cos’è la malaria?

zanzara in primo piano.
La malaria è una pericolosa malattia parassitaria trasmessa dalla femmina della zanzara Anopheles.

Questa malattia è il risultato dell’infezione causata da un parassita che sfrutta come ospite un preciso tipo di zanzara. Il parassita è il Plasmodium falciparum, la zanzara è del genere Anopheles

Dopo la puntura della zanzara, i parassiti viaggiano attraverso il flusso sanguigno fino al fegato. In questo organo maturano e producono un altro tipo di parassiti chiamati merozoiti. Questi ultimi entrano nuovamente nel flusso sanguigno e infettano i globuli rossi.

Una volta raggiunti gli eritrociti, si moltiplicano e le cellule si rompono nel giro di 48-72 ore. La maggior parte dei sintomi sono conseguenza dei seguenti fattori:

  • Rilascio di merozoiti nel flusso sanguigno.
  • Anemia derivante dalla distruzione dei globuli rossi.
  • Rilascio nel sangue di grandi quantità di emoglobina libera dopo la rottura dei globuli rossi.

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Sintomi

I sintomi di questa malattia di solito compaiono entro poche settimane dalla puntura di una zanzara infetta. Ciò nonostante, alcuni parassiti possono restare dormienti nel corpo fino a un anno. Il quadro clinico della malaria è caratterizzato in genere dai seguenti sintomi:

  • Febbre
  • Brividi.
  • Mal di testa.
  • Nausea e vomito.
  • Dolore muscolare e stanchezza.

Oltre a questi, possono essere presenti altri sintomi come sudorazione eccessiva, dolore all’addome o al petto e tosse. Alcuni pazienti vanno incontro ad “attacchi” di malaria.

Gli attacchi di solito cominciano con tremori e brividi, accompagnati da febbre alta e seguiti da sudorazione. In seguito, il soggetto recupera la normale temperatura corporea.

Complicazioni

Donna a letto con la febbre.
Se al ritorno da un viaggio in una località endemica si accusano febbre o altri sintomi, occorre consultare immediatamente il medico.

La malaria è una malattia che può avere esito letale, soprattutto quella causata dai parassiti comuni nelle regioni tropicali africane. Nella maggior parte dei casi, il decesso è associato a una o più complicazioni gravi tra cui:

  • Malaria cerebrale: se i globuli rossi con parassiti bloccano i piccoli vasi sanguigni del cervello, si può sviluppare un’infiammazione cerebrale seguita da convulsioni o persino coma.
  • Anomalie nel funzionamento di alcuni organi come la milza o il fegato che portano, nei casi più gravi, al decesso.
  • Anemia o riduzione del numero dei globuli rossi.
  • Ipoglicemia: bassi livelli di zuccheri nel sangue che possono portare al coma o alla morte.

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Trattamento della malaria

Occorre distinguere tra le diverse forme di malaria. La forma senza complicanze, prodotta da parassiti non falciparum, viene di solito trattata con la clorochina per via orale.

Oltre alla clorochina, per i casi lievi esistono alternative come il chinino o la pirimetamina-sulfadiazina. Nelle regioni in cui i plasmodi sono resistenti alla clorochina, si può somministrare anche la meflochina.

I casi di paludismo grave, normalmente causati dal Plasmodium falciparum (molto resistente alla clorochina), vengono trattati invece con il chinino per via endovenosa; negli ultimi anni, tuttavia, hanno trovato impiego nuovi farmaci come l’artemisina, la meflochina o la alofantrina.

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