Studi sul Coronavirus: vitamine C, D e melatonina

13 Aprile 2020
Nel corso delle ultime settimane sono stati studiati gli effetti di alcuni micronutrienti sull'infezione da Coronavirus. In questo articolo vi illustriamo le ultime scoperte in merito.

Al giorno d’oggi si stanno sperimentando numerosi trattamenti per curare la malattia provocata dal Coronavirus, la maggior parte a carattere farmacologico. I più recenti studi sul Coronavirus sono volti al miglioramento della polmonite bilaterale, responsabile di un gran numero di decessi.

Ciononostante, si inizia a percorrere anche nuove strade nel tentativo di gestire la malattia. Molte di queste si basano sulla somministrazione di micronutrienti in alte dosi, come la vitamina C e la vitamina D.

Gli studi sul Coronavirus e a vitamina C nel trattamento della malattia

In Cina è stato avviato un protocollo di trattamento contro la malattia che consiste nella somministrazione di vitamina C per via endovenosa, in associazione ad farmaci antivirali. Oltre a ciò, è stato proposto uno studio clinico con 140 partecipanti, allo scopo di valutare i risultati della terapia.

Lo studio prende spunto da una revisione sistematica pubblicata sul Journal of Medical Virology. In questa ricerca viene dimostrato il potenziale di determinate vitamine nel trattamento di diversi tipi di Coronavirus. Si ipotizza, pertanto, che la somministrazione di vitamina C e zinco potrebbe offrire diversi benefici.

D’altra parte, alcuni articoli scientifici associano un deficit di vitamina C a un cattivo funzionamento del sistema immunitario. Dosi normali di questa sostanza sono in grado di stimolare le difese dell’organismo. Alti dosaggi, invece, riescono a ridurre l’incidenza e la durata delle malattie a carattere virale.

La letteratura scientifica attualmente disponibile afferma anche che l’assunzione di vitamina C provoca un’attivazione dei linfociti e, in alti dosaggi, risulta sicura. Altre revisioni sistematiche indicano che l’impiego di idrocortisone, tiamina e acido ascorbico (vitamina C) risulta efficace nel trattamento della sepsi.

È importante segnalare che la sepsi e la sindrome da disfunzione multiorgano sono due delle principali cause di morte che derivano dall’infezione da Coronavirus. Un’altra funzione a cui risponde questa combinazione farmacologica è la riparazione della barriera endoteliale dei polmoni, secondo quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Chest.

Diversi Coronavirus nel mondo
Sono oggetto di studio le potenzialità della vitamina C come possibile coadiuvante nella lotta contro il Coronavirus.

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Vitamina D e sistema immunitario

Un articolo pubblicato di recente sulla rivista Medicine & Pharmacology suggerisce che il mantenimento di una concentrazione di vitamina D nel sangue superiore a 50 ng/ml riduce del 27% la probabilità di un’infezione provocata da un virus simile a quello dell’influenza.

L’assunzione di vitamina D disattiva la secrezione di renina, enzima necessario per produrre angiotensina II. Questo ormone possiede un effetto vasocostrittore che promuove l’infiammazione e l’aumento della pressione arteriosa. L’infezione da Coronavirus è in stretto rapporto con un aumento della produzione di questo enzima.

Altri articoli scientifici raccomandano l’assunzione di alte dosi di vitamina D per il trattamento della polmonite, unitamente alle pertinenti prescrizioni farmacologiche. Alti valori di questo micronutriente sono associati anche a una minore probabilità di infezioni respiratorie, secondo quanto afferma la rivista BMC Infectious Diseases.

Infine, gli esperti sostengono che l’assunzione in grandi quantità di vitamina D è sicura. Son, tuttavia, necessari ulteriori esperimenti che valutino il rischio di calcoli renali se questo nutriente viene somministrato insieme a integratori di calcio.

Studi sul Coronavirus e la melatonina

In merito alle misure preventive, bisogna sottolineare il possibile ruolo di questo ormone che regola i cicli di sonno e veglia. Sono state condotte alcune ricerche in merito al suo ruolo nella prevenzione dell’influenza, con risultati positivi.

Secondo la letteratura scientifica, la melatonina provoca una diminuzione della produzione di citochine, necessarie per agevolare i processi infiammatori.

Gli esperimenti eseguiti in merito sono stati effettuati sulle cavie, di conseguenza le conclusioni non sono direttamente applicabili all’essere umano. Tuttavia, alcuni autori difendono l’impiego di questa sostanza nel trattamento o nella prevenzione della polmonite virale. Naturalmente, gli effetti antiossidanti e antinfiammatori della melatonina sono stati evidenziati dalla scienza.

Studi sul Coronavirus e la melatonina
Il coronavirus colpisce diverse parti del corpo umano, ma soprattutto i polmoni.

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Nutrienti e Coronavirus: le ricerche continuano

A causa delle scarse conoscenze possedute dalla comunità scientifica sul nuovo Coronavirus, sono al vaglio numerose nuove terapie nel tentativo di ridurne la letalità. Ma gli studi hanno anche lo scopo di capire in che modo alte dosi di micronutrienti possono attenuare gli effetti della polmonite e della sepsi.

Nel corso degli ultimi mesi è stato avviato un alto numero di ricerche cliniche. I risultati, però, non consentono ancora di avanzare conclusioni affidabili. Ciononostante, numerosi dati indicano che le vitamine C e D sono utili nella prevenzione e nel trattamento della malattia, se associate ad altre sostanze antivirali.

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